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documento 27 Gennaiio
28.01.2014 20:20Sintesi della discussione e delle decisioni del gruppo degli Amici di Barca – la Traversata nelle riunioni di venerdì 24 e lunedi 27 gennaio 2014:
1)
La riforma della politica basata sulle idee di Fabrizio Barca richiede, come noto, un lavoro di lunga lena.
Nel suo ultimo documento, frutto anche del suo “viaggio in Italia”, Fabrizio Barca ha proposto di agganciare tale lavoro ad una sperimentazione pragmatica di iniziative politiche radicate sul territorio.
Nelle precedenti riunioni abbiamo preso atto che la scadenza elettorale amministrativa nella città di Livorno, che coincide con la conclusione di una decennale continuità amministrativa (doppio mandato elettivo del Sindaco), è un dato oggettivo da cui nessuna iniziativa radicata sul territorio livornese può prescindere.
Pertanto abbiamo confermato la scelta di coordinare un lavoro di più lunga prospettiva del nostro gruppo con un impegno attivo in relazione alle elezioni amministrative.
2) Abbiamo preso atto che nell’arco del mese di gennaio si è consumato il fallimento della strategia del maggior partito livornese, il PD, nella ricerca di una candidatura prestigiosa, espressione della società civile e di competenze tecniche o di governo di rilievo, non solo locale.
Abbiamo letto i nomi della giornalista Concita De Gregorio, del costituzionalista Emanuele Rossi, dell’Avvocato Giuseppe Angella, dell’assessore regionale Gianfranco Simoncini, forte di un CV di 25 anni consecutivi di amministratore pubblico, del Professor Paolo Dario, eminente scienziato nel campo dell’ingegneria informatica. Ciascun pressing si è arenato sulla dichiarazione sofferta di indisponibilità del soggetto di volta in volta evocato. Le motivazioni delle rispettive indisponibilità sono state sincere e apprezzabili, ma non hanno rischiarato le nubi che, via via, si sono andate addensando sul percorso intrapreso (con echi sulla stampa nazionale).
Che cosa non ha funzionato?
La valutazione degli Amici di Barca, orientati ad individuare in un radicale cambiamento metodologico la chiave di volta per la riforma della politica, punta il dito sul grave errore di metodo compiuto dalle elites politico-amministrative livornesi. E’ stato infatti scelto un approccio, non esente da improvvisazione, impreparazione e superficialità nella gestione delle proposte, di immaginare a tavolino l’identikit ideale, l’idealtipo del Sindaco, di volta in volta visto come un grande manager, capace di gestire difficili tornanti finanziari, o ambasciatore internazionale, oppure come un grande comunicatore o un grande esperto di gestione di finanziamenti pubblici. Timoroso di perdere il proprio ruolo e, dimostrando con ciò una totale sfiducia nella capacità di discernimento dei propri iscritti ed elettori, (per Fabrizio Barca questa fiducia sarebbe, invece, il presupposto del nuovo modo di governare), i gruppi dirigenti non hanno puntato su un metodo partecipativo.
Quello che avrebbero dovuto fare (ed è stato più volte da noi richiesto anche in incontri diretti) sarebbe stato curare in maniera scrupolosa lo svolgimento di primarie aperte, accessibili a tutti i possibili candidati/e, lasciando un arco di tempo sufficiente, affinché dal confronto aperto e pubblico scaturisse necessariamente quell’approfondito esame di cui, giustamente, il professor Iacono lamenta l’assenza, nel suo articolo pubblicato su Il Tirreno.
Non è stato questo l’esempio di Matteo Renzi, che è diventato Sindaco a Firenze, una città capace di offrire numerosi esempi, in più campi, di concrete innovazioni amministrative e di miglioramento di qualità della vita, nonostante la crisi? Renzi divenne candidato Sindaco di Firenze dopo una lunga ed “accesa “ (per rubare un aggettivo caro a Barca) campagna di elezioni primarie tra quattro aspiranti candidati del PD. Purtroppo i renziani livornesi (e toscani), in tutt’altre faccende affaccendati, non hanno mostrato di volersi spendere per l’affermazione di questo salutare metodo. In tante altre città, da Milano a Genova, Cagliari, Bari, Torino e Bologna, il centrosinistra si è qualificato come forza di governo proprio passando dalla strada delle primarie vere a cui per esempio anche Piero Fassino, già leader politico nazionale, si è onestamente sottoposto nel capoluogo piemontese per conquistare la candidatura.
Ma, a Livorno, si sa, le primarie sono viste come il fumo negli occhi da gruppi dirigenti abituati a fare e disfare in riunioni ristrette. E non servono a distoglierli da tale cattiva abitudine i segnali, ormai numerosi, di allontanamento dei cittadini dalla politica, di strepitoso successo, tra gli elettori più giovani, del M5S. Quando, per non perdere la faccia, i gruppi dirigenti livornesi hanno dato vita alle primarie, lo hanno fatto attraverso meccanismi e furbizie (e talvolta imbrogli) che hanno esasperato regole e regolette già pensate per evitare competizioni vere, oppure, quando hanno potuto, hanno addirittura scelto uno/a sfidante di comodo, idoneo a far fare, senza fatica, al candidato prescelto, bella figura.
Si è così arrivati alla candidatura di una persona, Marco Ruggeri, di cui non si mettono in dubbio la rispettabilità e le capacità, ma che risulta, dato il percorso intrapreso, solo apparentemente forte, proprio perché si presenta come l’ultima spiaggia di un percorso accidentato e pericoloso. Ma, in realtà, è debole: dove sono le qualità di prestigio non locale, eccellenza, competenza, che gli stessi dirigenti del PD avevano ritenuto necessari per Livorno e che si erano incarnati in Concita de Gregorio, Lele Rossi, Giuseppe Angella, Gianfranco Simoncini, Paolo Dario? Che fine ha fatto la richiesta dichiarata di apertura alla società civile? Che fine ha fatto la scelta di discontinuità rispetto alle ultime gestioni amministrative?
Da tutto ciò consegue la seconda decisione degli amici livornesi di Fabrizio Barca: non sottrarsi all’esigenza civile di una partecipazione attiva alla vicenda delle imminenti elezioni amministrative.
3) In quali forme?
Si è escluso ogni ipotesi di formazione o di appoggio a liste, per ovvie ragioni politiche, antagoniste del PD. Si è anche esclusa l’ipotesi di una candidatura, espressione del nostro gruppo per le primarie, se di partito: lo scopo del “metodo Barca” è unire, favorire convergenze, e non concorrere, involontariamente, ad una moltiplicazione troppo ampia delle proposte.
Si è pertanto scelto di lavorare essenzialmente sui contenuti, formulando proposte e suggerimenti per i problemi di Livorno, attivando il gruppo, coordinato da Alberto Viti, già costituito nella riunione precedente e di favorire, attraverso riunioni e anche attraverso il blog creato da Daniela Miele, come deciso, la circolazione di tali
idee e proposte.
4) Per quanto riguarda le candidature, si è deciso di assumere l’iniziativa di orientare il consenso del nostro gruppo non solo per segnalare la presenza di risorse umane importanti per la politica cittadina, ma soprattutto per ribadire che il nostro gruppo non accetterà, per quanto può contare, candidati del centrosinistra che non siano espressione di primarie vere, tanto più in presenza di una candidatura che si reputa, senza nulla togliere al valore della persona, che non rispecchi quanto è da più parti ritenuto necessario per avviare un processo di cambiamento, rigenerazione politica e rinnovamento economico, sociale e culturale della nostra città.
A tale proposito la prima proposta, avanzata in riunione da Claudio Frontera, è stata quella di chiedere di farsi carico di questo impegno ad Attilio D’Alesio, esperto amministratore, presidente di Circoscrizione, consigliere provinciale, assessore comunale, manager, dirigente di azienda con ruoli direttivi coperti a livello nazionale, fondatore e animatore della Fondazione Culturale La Caprillina, apprezzata in città per le molte iniziative intraprese. Sulla base dei criteri precedentemente riassunti è stato Attilio a proporre, invece, di individuare tale riferimento nella persona di Alberto Lenzi, un giovane dirigente regionale del PD che ha partecipato alle riunioni del nostro gruppo dall’iniziativa con Fabrizio Barca del 15 novembre in poi, ma che aveva già dato vita ad un’Associazione Politica espressione di una volontà forte di cambiamento politico e culturale, che ha iniziato quest’estate e continuato fino ad oggi un lavoro di elaborazione programmatica di proposte per il futuro di Livorno, “Uniti per cambiare”, con una ispirazione costruttiva e responsabile verso l’intero arco del centrosinistra.
Se il PD e le altre forze del centrosinistra decideranno di svolgere una seria tornata di primarie di coalizione e se il nome di Alberto Lenzi risulterà nei prossimi giorni idoneo ad aggregare consenso e fiducia in altri raggruppamenti e soggetti politici, il gruppo degli amici di Barca si è dichiarato disponibile, concordemente, ad appoggiarlo.
Approvato a maggioranza il 27 gennaio 2014
Livorno e l'Italicum
27.01.2014 20:32Cari amici,se volete una fresca conferma che la discontinuità nella gestione politico-amministrativa della nostra città è ormai una questione di sopravvivvenza della nostra stessa esistenza come città, leggete l'articolo di Mauro Zucchelli sul Tirreno che evidenzia che il giornale ha rivelato la mappa dei nuovi collegi elettorali allegata alla riforma elettorale partita come un treno dopo l'accordo Renzi-Berlusconi e che il Segretario del Pd (che non ha sicuramente compulsato personalmente tale mappa (perché, come dicevano i Romani, De minimis non curat praetor) vuole portare in fondo, a tempo di carica e senza lasciarsi impantanare dagli emendamenti. Da tale mappa emerge che la città di Livorno verrebbe smembrata in due, Livorno-Nord e Livorno-Sud, la prima accorpata a Pisa e la seconda a Piombino, per far raggiungere a ciascuno di questi due poli il numero sufficiente di elettori. Ed eccoci al punto di questo ennesimo episodio di declassamento di Livorno a portatrice d'acqua ad altri: lo ha scoperto il Tirreno, ma i parlamentari che dovrebbero rappresentare Livorno, dove erano? Il Pd livornese? Le amministrazioni livornesi, si indignano, ma si svegliano il giorno dopo aver letto sul Tirreno la notizia, alla faccia della velocità della informazione e di tutti i twitter. Il senatore livornese Filippi si lamenta della scarsa capacità di rappresentanza di Livorno in sede nazionale. Uno resta senza parole. L'unica preoccupazione è non alimentare polemiche con Pisa e Piombino. Ridurre Livorno a periferia, no, non è la priorità. Solo un Dio ci può salvare ?
Claudio Frontera