Arroganza
Oggi è di scena una tipica manifestazione dell’arroganza e della presunzione cui ci ha abituato una certa politica.
Ieri, nei commenti che erano circolati, di fronte alla scarsa affluenza alle primarie del centrosinistra (4300 votanti a fronte di 13000 che sono andati a votare alle primarie di solo quattro mesi fa), c’era stato chi aveva manifestato preoccupazione per quella che è stata letta come una presa di distanza degli stessi elettori di centrosinistra da una consultazione finta e inutile.
E allora oggi Ruggeri (il vincitore di queste primariette su scala ridotta), anziché rispettare e accettare quelle riflessioni, magari (oibò) con una piccola dose di umiltà, prendere atto del risultato e impegnarsi in prima persona a migliorare, smette il sorriso berlusconiano, imbraccia il mitra e spara a raffica. Se piove di quel che tuona, se sarà eletto, cioè, il sindaco Ruggeri sarà quindi intollerante quanto e più dei suoi predecessori, il che sembrava difficile anche da immaginare!
Vediamo allora le risposte di Ruggeri al cosiddetto “tafazzismo” (parola derivata da uno stupido show della TV Mediaset di una quindicina di anni fa). Primo (dice) “bisogna avere rispetto per gli oltre 4000 livornesi che sono andati a votare”. Dire che sono pochi vuol dire mancare di rispetto? Anzi, onore al merito all’eroismo militante e alla generosità di chi sceglie di partecipare sempre e comunque, onore maggiore proprio quando in molti si defilano. E poi, se sono pochi (in proporzione agli abitanti, a fronte persino dei votanti a Rosignano, Cecina, Bibbona, Castagneto e Piombino) non è certo colpa loro, ma di chi ha impostato e gestito questa consultazione. Bisogna avere rispetto però anche, non dico per i potenziali elettori che non hanno risposto, ma almeno per i 9000 che avevano versato due euro e votato alle primarie dell’8 dicembre e invece domenica scorsa non si sono fatti vedere ai seggi? A qualcuno che vuole amministrare questa città interessa capire perché? Sembra di no, tutto va bene madama la marchesa.
Secondo (sempre dalla tastiera di Ruggeri): “il candidato sindaco è stato deciso dai livornesi e non dopo accordi di palazzo”. Infatti, gli accordi di palazzo ci sono stati prima, per stabilire regolamenti, regole, regolette e percorsi per impedire la partecipazione di altri concorrenti alle primarie, per svuotarle e servire una sola minestra o saltare dalla finestra. Cosa c’è di più arrogante degli accordi di palazzo? Gli accordi di palazzo mascherati da democrazia, ovvero l’arroganza con l’inganno.
Terzo principio ruggeriano: “i livornesi mi hanno dato un mandato pieno”. I livornesi? Meno del tre per cento degli elettori livornesi vuol dire “i livornesi”? Qui l’arroganza sfiora la pretesa di far credere che gli asini volano, non ci sono parole.
Quarto: “Ora serve coraggio, entusiasmo e mettercela tutta.”. Siamo al “Credere, obbedire, combattere”.
PS: rivelatore di una mentalità dilagante nel PD è l’inciso ruggeriano “…per certi aspetti poteva convenirmi avere un atteggiamento più prudente”. Molti dirigenti (anche nazionali), per avvalorare le proprie scelte (non importa quali), hanno preso il vezzo di usare lo schema: “poteva convenirmi fare diversamente e invece faccio così”, rivelando un modo di pensare, purtroppo assai contemporaneo, per cui il pensiero corre alla convenienza personale, come se fosse (e forse è diventato) un valore. Ma chi se ne importa di che cosa “poteva convenire di più” a Ruggeri?
Claudio Frontera